Intervista a Daniele Derogatis
Attore, Cantante, Regista di Musical Theatre e Commedie teatrali
Intervista a Daniele Derogatis
Daniele, attraverso questa intervista vorremmo raccontare il suo percorso artistico e, allo stesso tempo, approfondire il teatro musicale come linguaggio complesso, capace di unire recitazione, canto, ritmo e lavoro collettivo.
La sua esperienza professionale e il lavoro svolto a Kairos Teatro offrono un punto di vista prezioso su ciò che significa formare oggi un interprete completo.
1. Nel musical, una battuta può proseguire attraverso una canzone e un’emozione può trasformarsi in movimento.
Come si insegna a un allievo a percepire questi passaggi come un unico racconto, evitando che recitazione, canto e danza sembrino tre discipline separate?
Assolutamente si, nel mondo del musical noi la chiamiamo la triplice minaccia, ovvero quella di tener legate tutte e tre le discipline in un’unica emozione, con lo stesso entusiasmo, la stessa presenza e forza scenica.
Lo spettatore non deve mai scollare gli occhi di dosso al performer, e il compito del performer è quello di effettuare questi passaggi con più naturalezza possibile.
Ovviamente tutto ciò richiede molto allenamento e molta tecnica, che è quella sulla quale lavoriamo ogni weekend.
2. Quando un personaggio comincia a cantare, il pubblico accetta una convenzione che nella vita reale non esiste. Che cosa deve accadere interiormente nell’attore perché quel momento risulti necessario e non artificiale?
Quello che spiego sempre è che l’attore in quel momento è nel massimo della sua concentrazione interpretativa, quello che deve fare è solo legare e continuare a tenere connesso quel filo emotivo, trasportandolo nel cantato con molta naturalezza, senza che lo spettatore si scolli dalla realtà teatrale.
3. Il ritmo non appartiene soltanto alla musica: esiste nel dialogo, nella comicità, nei silenzi e nei rapporti tra i personaggi.
Quanto è importante educare gli allievi ad “ascoltare” il ritmo di una scena prima ancora di interpretarla?
Questo è un punto al quale io tengo moltissimo. Nello spettacolo il ritmo è fondamentale per far si che lo spettacolo sia fluido e senza tempi morti. Già dalle prime letture porto gli allievi a capire quali devono essere i ritmi di recitazione che lo spettacolo deve avere.
C’è una frase che dico sempre: “ricordate il ritmo non è velocità”, è un mood interiore che deve smuovere dall’interno l’anima di quel personaggio. Il ritmo è ascolto tra i vari personaggi, anche nelle pause c’è ritmo e comicità.
Questo è un lavoro difficile, ma lavorando si possono raggiungere ottimi risultati in tal senso.
4. In un ensemble non tutti hanno lo stesso spazio, ma ogni presenza può cambiare la qualità dello spettacolo.
Come si insegna a un allievo a dare valore anche a un ruolo apparentemente secondario, senza viverlo come una sconfitta?
Per me l’ensemble è la parte più importante dello spettacolo, perché dà modo allo spettacolo stesso di prendere vita e far si che ci siano grandi numeri corali.
Io, in particolare, do sempre modo a tutti i miei allievi di essere ricordati nello spettacolo perchè ogni personaggio ha delle caratteristiche e mi diverto molto ad aggiungere gag comiche o battute che restano poi nella mente dello spettatore e danno poi al performer quella gratitudine che li rende orgogliosi del lavoro fatto.
5. Il pubblico vede il risultato finale, ma dietro un musical esiste un lavoro fatto di ripetizione, precisione e responsabilità reciproca.
Quale aspetto di questa disciplina sorprende maggiormente chi entra per la prima volta in una scuola di teatro?
Il lavoro che c’è dietro l’allestimento di un musical è davvero arduo e complesso; negli anni ho portato i miei allievi a far capire loro, come funziona la grande macchina del musical.
Il risultato finale è sempre merito di un grandissimo lavoro di squadra. Mi piace vedere i ragazzi alle prese con cambi scena, attrezzeria, costumi, microfoni, cambio parrucche e sistemazione del retropalco pieno di cose da presettare. Ogni anno, quando arrivano ragazzi nuovi nel corso, restano scioccati dalla mole di lavoro che c’è da fare, ma poi so che una volta entrati nel meccanismo devono solo lasciarsi guidare e far scattare in loro quella lotta interiore che li porterà a dire “devo farcela”.
6. Lei lavora anche con gli adolescenti, in un’età in cui il giudizio degli altri può diventare molto condizionante.
Il musical, proprio perché unisce corpo, voce ed esposizione emotiva, può diventare uno spazio particolarmente potente per costruire consapevolezza?
Assolutamente si, il teatro in generale mette in discussione chiunque si avvicini, a prescindere dall’età. In particolare negli adolescenti, essendo in un fase di crescita, il teatro li aiuta ad abbattere tutte le loro paure, insicurezze, e il compito dell’insegnante è quello di accompagnare senza alcun giudizio l’allievo, verso quella luce che gli darà sicurezza e consapevolezza nella vita reale.
A questo poi uniamo anche il canto e la danza, ovvero strumenti potentissimi per far sì che l’allievo viva delle grandi emozioni e forti sentimenti.
7. Una Scuola come Kairos Teatro deve formare interpreti senza spegnere la personalità di ciascuno.
Come si corregge un allievo senza trasformarlo nella copia del proprio insegnante o di un modello già esistente?
Io parto sempre dall’allievo che ho di fronte, credo che non bisogna mai creare delle copie, ognuno di noi è autentico, sta al regista rendere unico e autentico l’allievo che ha di fronte.
Io cerco con l’allievo di lavorare sulla naturalezza delle sue istintive espressioni. Partendo da questo poi fornisco all’allievo i metodi e le tecniche perché tutto questo diventi comunicazione teatrale.
8. Oggi molti giovani conoscono il musical attraverso il cinema, i social o grandi produzioni internazionali.
Qual è il compito di Kairos Teatro nel trasformare quell’immaginario affascinante, in una conoscenza più profonda, concreta e professionale del palcoscenico?
Io dono ai ragazzi la mia personale esperienza di quello che ogni anno vivo sul palcoscenico, e oltre all’allestimento, mi piace condividere con loro pensieri, critiche, e consigli su quello che magari dovrebbero conoscere.
Mi è capitato di organizzare anche un viaggio a Londra per portarli a vedere dei musical nel West End ed è stata un’esperienza unica, bellissima e ricca di emozioni che a breve vorrò ripetere.
